Anatomia della spalla

ANATOMIA DELLA SPALLA

In questo articolo studiamo l’anatomia della spalla, una delle articolazioni più complesse ma anche più mobili del corpo umano.

L

a grande mobilità che caratterizza l’articolazione della spalla è dovuta ad un complesso sistema che include ossa, tendini e muscoli. Questi, lavorando in sinergia tra loro, permettono una vasta gamma di movimenti di notevole ampiezza. Per comprendere al meglio il funzionamento del complesso articolare della spalla occorre analizzarne i vari componenti.

COMPONENTE ARTICOLARE

Il complesso articolare della spalla è in realtà un insieme di articolazioni interconnesse fra loro, tre vere dette “di movimento” (scapolo-omerale, acromion-clavicolare e sterno clavicolare) e due false, dette “di posizionamento” (scapolo-toracica e sotto-deltoidea), per un totale cinque articolazioni.

LE ARTICOLAZIONI VERE

1) Articolazione scapolo-omerale

E’ un’articolazione di tipo “enartrosi” composta da una parte dalla testa dell’omero e, dall’altra, dalla cavità glenoidea della scapola. Quest’ultima, essendo meno estesa rispetto alla testa omerale, è caratterizzata dalla presenza di un anello cartilagineo, il cercine glenoideo, che ha la funzione di ampliare e rinforzare la sede articolare migliorandone la congruità.

La capsula articolare dell’articolazione scapolo-omerale non mostra uniformità strutturale, infatti anteriormente presenta uno spessore superiore rispetto al versante posteriore. Inoltre, sul versante anteriore, l’articolazione è rinforzata dai seguenti ispessimenti legamentosi:

  • Legamento gleno–omerale superiore, che entra in tensione durante i movimenti di extrarotazione a braccio addotto.
  • Legamento gleno-omerale medio, che entra in tensione durante i movimenti di abduzione.
  • Legamento gleno-omerale inferiore, che va in massima tensione durante i movimenti di extrarotazione in abduzione del braccio.
  • Legamento coraco-omerale, che collega il processo coracoideo della scapola con il grande tubercolo dell’omero, rinforzando anch’esso la capsula anteriormente.

I legamenti della spalla

I movimenti di extrarotazione dell’omero mettono in tensione tutti e tre i legamenti gleno-omerali, che vengono al contrario detesi durante i movimenti di intrarotazione. Il legamento coraco-omerale entra in tensione sia durante la flessione, che durante l’estensione dell’omero, detendendosi invece durante i movimenti di abduzione. L’articolazione scapolo-omerale è particolarmente impegnata durante i movimenti di elevazione frontale e/o abduzione oltre i 90°, quando l’estremo distale della clavicola comincia ad eseguire movimenti coordinati di innalzamento e rotazione.

La porzione posteriore dell’articolazione risulta meno difesa a causa dell’assenza di componenti legamentose e della sola presenza della capsula. La stabilità in senso posteriore è per lo più a carico della corretta azione dei muscoli posteriori della cuffia dei rotatori (sovraspinato e sottospinato) e dal corretto rapporto tra cavità glenoidea e testa omerale.

2) Articolazione acromion-clavicolare

L’articolazione acromion-clavicolare è una diartrosi e mette in relazione l’acromion della scapola con il terzo distale della clavicola. L’articolazione presenta una capsula articolare ed è rinforzata nella sua stabilità dal legamento acromion-clavicolare e dal legamento coraco-clavicolare. Quest’ultimo stabilizza la clavicola mantenendola in contatto con l’acromion ed è costituito da due legamenti:

  • Legamento trapezoide, dalla regione antero-laterale del processo coracoideo alla superficie inferiore della clavicola. Limita le forze in compressione sull’articolazione acromion- clavicolare.
  • Legamento conoide, più prossimale rispetto al legamento trapezoide, inserisce sulla regione postero mediale del processo coracoideo e si porta sul tubercolo conoide della clavicola. Entra in tensione durante i movimenti di innalzamento e rotazione della clavicola limitandone l’escursione in senso superiore a livello dell’articolazione acromion-clavicolare.

3) Articolazione sterno-clavicolare

L’articolazione sterno-clavicolare mette in relazione il margine superiore dello sterno con l’estremità mediale della clavicola ed è l’unica articolazione che collega l’arto superiore allo scheletro assile. Si tratta di una diartrosi ed è quindi rivestita da una capsula fibrosa ed è rinforzata dai legamenti sterno-clavicolare, inter-clavicolare e costo-clavicolare.

Vuoi un programma studiato su misura per te? Lascia che ti aiuti a raggiungere il tuo obiettivo.

LE ARTICOLAZIONI FALSE

4) Articolazione scapolo-toracica

L’articolazione Scapolo-Toracica permette i movimenti di scivolamento della scapola sul piano toracico delle coste: la scapola può così muoversi in senso superiore, inferiore, laterale, mediale e ruotare internamente ed esternamente. Non presenta componenti legamentose e la sua fisiologica meccanica di movimento è garantita unicamente dalla corretta azione stabilizzante dei muscoli trapezi, romboidi, gran dentato, elevatori della scapola, piccolo pettorale.

5) Articolazione sotto-deltoidea

E’ strettamente legata all’articolazione scapolo-omerale. Tutti i movimenti di quest’ultima, infatti, comportano anche un movimento dell’articolazione sotto-deltoidea. Tra il muscolo deltoide e la capsula articolare della spalla si trova una borsa detta “sotto-deltoidea”, la quale permette lo scorrimento dei foglietti e agevola i movimenti dell’articolazione in generale.

Le articolazioni della spalla

COMPONENTE SCHELETRICA

A livello scheletrico l’arto superiore è composto da diverse componenti connesse tra loro che possono essere suddivise nelle seguenti regioni:

  • Cingolo scapolare. E’ composto da scapola e clavicola, le quali hanno la fondamentale funzione di unire lo scheletro appendicolare (l’arto superiore) allo scheletro assile (composto da rachide, gabbia toracica e capo) attraverso un unica articolazione, l’articolazione sterno-clavicolare.
  • Arto superiore. E’ formato, in senso prossimo-distale, dal braccio (omero), dall’avambraccio (radio lateralmente e ulna medialmente) e dalla mano (composta da 27 ossa in totale, suddivise nelle macrostrutture del carpo, del metacarpo e delle falangi).

Andiamo ad analizzare brevemente le tre ossa coinvolte nel movimento della spalla: scapola, clavicola e omero.

1) Scapola

La scapola è un osso piatto, di forma triangolare, posto lateralmente alla superficie posteriore della gabbia toracica, tra la seconda e la settima costa.

Presenta le seguenti caratteristiche:

  • Due facce, una anteriore e una posteriore:
    ◦ La faccia anteriore, leggermente concava, prende il nome di fossa sottoscapolare, la quale presenta delle creste oblique e parallele tra loro per l’inserzione del muscolo sottoscapolare.
    ◦ La faccia posteriore, leggermente convessa, è suddivisa in due parti da una sporgenza detta spina della scapola, la quale origina dal margine mediale della scapola e si prolunga lateralmente formando un processo detto acromion. La spina della scapola suddivide la faccia posteriore della scapola in due regioni, una superiore detta fossa sovraspinata, ed una inferiore detta fossa sottospinata.
  • Tre margini, uno superiore, uno laterale e uno mediale:
    ◦ Il margine superiore si estende dall’angolo superiore fino ad un incisura detta incisura della scapola, che si trova al margine del processo coracoideo.
    ◦ Il margine laterale si estende tra l’angolo inferiore e l’angolo laterale, terminando in alto in un’area triangolare detta tubercolo infraglenoideo.
    ◦ Il margine mediale si estende fra l’angolo inferiore e l’angolo superiore.
  • Tre angoli, uno superiore, uno inferiore e uno laterale (quest’ultimo presenta una superficie cava detta cavità glenoidea della scapola, sede di congiunzione fra scapola e omero).
  • Tre processi: la spina della scapola, l’acromion e il processo coracoideo.

2) Clavicola

La clavicola è un osso piatto posto tra il manubrio dello sterno e l’acromion della scapola. Presenta un corpo, un’estremità mediale (o sternale) e un’estremità laterale (o acromiale). Di seguito analizziamone i dettagli:

  • Il corpo è di forma cilindrica e con convessità anteriore nei due terzi mediali, mentre è piatto e con convessità posteriore nel terzo laterale (vista sul piano frontale superiore). La faccia superiore è relativamente liscia, mentre quella inferiore è irregolare a causa della presenza di rugosità utili all’attacco dei legamenti. Fra queste troviamo, in prossimità dell’estremità acromiale, il tubercolo conoide e la linea trapezoide, sui quali si inseriscono i relativ legamenti coraco-clavicolari.
  • L’estremità mediale (o sternale) si articola con l’incisura clavicolare dello sterno e con la prima cartilagine costale.
  • L’estremità laterale (o acromiale) si articola con l’acromion della scapola.

3) Omero

L’omero è un osso lungo e presenta un corpo (o diafisi) e due estremità (o epifisi), una prossimale e una distale. Vediamo queste caratteristiche nel dettaglio:

  • La diafisi ha forma cilindrica nella parte superiore, per poi appiattirsi nella metà inferiore. Presenta tre facce, una antero-laterale, una antero-mediale e una posteriore. Sulla faccia antero-laterale si trova una cresta detta tuberosità deltoidea, punto dove si inserisce il deltoide. Sulla faccia antero-mediale si trova un profondo solco detto solco bicipitale dell’omero, dove trova spazio il tendine del capo lungo del bicipite brachiale.
  • L’epifisi prossimale è composta da testa (a forma di mezza sfera e con funzione di congiunzione con la cavità glenoidea della scapola), collo anatomico (con funzione di separazione delle tuberosità grande e piccola), tubercolo maggiore e tubercolo minore (punti di inserzione di vari muscoli).
  • L’epifisi distale è l’estremità distale dell’omero, punto di articolazione con radio e ulna. E’ composta dalla regione detta troclea, dal condilo (posto lateralmente alla troclea), dall’epicondilo mediale e da quello laterale.

COMPONENTE MUSCOLARE

Il complesso articolare della spalla conta un gran numero di muscoli che adempiono ad una duplice funzione: da una parte permettono la grande varietà di movimenti che rendono tale articolazione la più mobile del corpo umano, dall’altra fanno si che il tutto rimanga in sede assicurandone la stabilità complessiva. In particolare, fra questi, troviamo i muscoli della cuffia dei rotatori: sovraspinato, sottospinato, piccolo rotondo e sottoscapolare. La loro funzione è di comprimere la testa omerale agendo nella riduzione della forza verticale di taglio esercitata dall’omero durante i movimenti di abduzione e flessione. Partendo proprio dai muscoli della cuffia, di seguito illustrerò i vari muscoli motori dell’articolazione scapolo-omerale, indicandone origine, inserzione e azione.

MUSCOLI DELLA CUFFIA DEI ROTATORI

Sovraspinato

Origine: fossa sovraspinata, nella parte postero superiore della scapola.
Inserzione: passando sotto l’acromion si inserisce sul tubercolo maggiore dell’omero (mediante un tendine che prende contatto con la capsula articolare della spalla).
Azione: abduttore ausiliare del deltoide ed extra-rotatore dell’omero.
Nota: contribuisce a fissare la testa dell’omero sulla cavità glenoidea.

Sottospinato

Origine: faccia posteriore della scapola, sotto la spina scapolare, nella fossa sottospinata.
Inserzione: tubercolo maggiore dell’omero.
Azione: extra-rotatore dell’omero.
Nota: contribuisce a fissare la testa dell’omero sulla cavità glenoidea.

Piccolo rotondo

Origine: faccia posteriore della scapola, in prossimità del margine laterale.
Inserzione: parte inferiore della tubercolo maggiore dell’omero.
Azione: extra-rotatore dell’omero.
Note: contribuisce a fissare la testa dell’omero sulla cavità glenoidea.

Sottoscapolare

Origine: fossa sottoscapolare, nella parte anteriore della scapola.
Inserzione: tubercolo minore dell’omero.
Azione: intra-ruota e adduce l’omero.
Note: contribuisce a fissare la testa dell’omero sulla cavità glenoidea.

I muscoli della cuffia dei rotatori

GLI ALTRI MUSCOLI DELL’ARTICOLAZIONE SCAPOLO-OMERALE

Deltoide

Origine: margine anteriore della clavicola, margine laterale dell’acromion e margine posteriore della spina della scapola.
Inserzione: tuberosità deltoidea dell’omero.
Azione: i fasci anteriori flettono l’omero e lo intra-ruotano, i fasci laterali lo abducono e quelli posteriori lo estendono e lo extra-ruotano.
Nota: il muscolo deltoide può essere suddiviso in tre parti, una anteriore (costituita dai fasci che originano dalla clavicola), una laterale (costituita dai fasci che originano dall’acromion e dall’estremità laterale della clavicola) e una posteriore (costituita dai fasci che originano dalla spina della scapola).

Grande pettorale

Origine: metà mediale del margine anteriore della clavicola, superficie anteriore dello sterno, dalla 2° alla 6° costa e dal foglietto anteriore della guaina del muscolo retto addominale.
Inserzione: labbro anteriore del solco bicipitale dell’omero e tubercolo maggiore dell’omero.
Azione: I fasci clavicolari flettono l’omero. Considerando la braccia lungo i fianchi innalza e anteriorizza la spalla intraruotando l’omero. Adduce l’omero e partecipa nell’inspirazione forzata elevando le coste.
Note: il muscolo grande pettorale può essere suddiviso in due regioni a seconda del punto di origine, una clavicolare e una sterno costale.

Piccolo pettorale

Origine: cartilagine della 3°, 4° e 5° costa e dall’aponeurosi dei muscoli intercostali presenti tra queste.
Inserzione: processo coracoideo della scapola.
Azione: depressione, rotazione caudale e tilt anteriore della scapola. Interviene come muscolo accessorio nell’inspirazione forzata.

Grande dorsale

Origine: processi spinosi da D7 a D12, dalla fascia toraco-lombare e dal terzo posteriore della cresta iliaca, 10° – 12° costa e angolo inferiore della scapola.
Inserzione: labbro mediale del solco bicipitale dell’omero, sulla cresta del tubercolo minore dell’omero.
Azione: adduce, estende e intra-ruota l’omero. Partecipa nella respirazione, sollevando le coste nell’inspirazione.

Grande rotondo

Origine: faccia posteriore della scapola, in prossimità dell’angolo inferiore.
Inserzione: labbro mediale del solco bicipitale dell’omero.
Azione: adduce, estende e intra-ruota l’omero.

Trapezio

Origine: linea nucale superiore, protuberanza occipitale, legamento nucale (superiore), dalla settima vertebra cervicale fino alla terza vertebra toracica (medio), dalla terza alla dodicesima vertebra toracica (inferiore)
Inserzione: Terzo laterale della clavicola (superiore), spina della scapola, acromion ed estremità acromiale della clavicola (medio), trigono della spina della scapola (inferiore).
Azione: Elevazione e rotazione craniale della scapola (superiore), adduzione della scapola (medio), depressione, rotazione craniale e tilt posteriore della scapola (inferiore).
Note: il muscolo trapezio può essere suddiviso in tre regioni a seconda del punto di origine, una superiore, una media e una inferiore.

Bicipite brachiale

Origine: il capo breve dal processo coracoideo della scapola, il capo lungo sopra la cavità glenoidea della scapola.
Inserzione: i due capi si riuniscono in un unico tendine che si inserisce sulla tuberosità del radio.
Azione: flessione e supinazione dell’avambraccio. Inoltre, essendo bi-articolare, determina anche la flessione e l’adduzione dell’omero.

Coracobrachiale

Origine: processo coracoideo della scapola mediante un tendine comune al capo breve del bicipite brachiale.
Inserzione: superficie mediale della diafisi omerale
Azione: flessione e adduzione dell’omero. Quando questo si trova in estensione partecipa nell’ intra-rotazione dell’omero.

Tricipite brachiale

Origine: capo lungo dal tubercolo infraglenoideo della scapola, il capo mediale dalla superficie posteriore dei due terzi inferiori dell’omero, il capo laterale dalla superficie posteriore della metà superiore dell’omero.
Inserzione: i tre capi si fondono in un unico tendine che si inserisce sull’olecrano dell’ulna.
Azione: estensore dell’avambraccio sul braccio. Il capo lungo, motore anche dell’articolazione scapolo-omerale, partecipa nell’estensione e adduzione dell’omero.

Per altri consigli seguimi su YouTube e Instagram!

Vuoi rimetterti in forma e raggiungere il tuo massimo potenziale? Scopri il COACHING ONLINE !

Bibliografia

“Personal Trainer” (di A. Bertolucci, M. Neri – Edizioni Centro Studi La Torre)
“Anatomia dell’apparato locomotore” (di T. Barni, A. Di Baldassarre – Edizioni Edises)
“Anatomia funzionale e imaging” (di Manrico Morroni – Edizioni Edi-Ermes)

Vuoi migliorare il tuo fisico? Lascia che ti aiuti a raggiungere il tuo obiettivo.