Doping nello sport non agonistico

DOPING NELLO SPORT NON AGONISTICO

La scelta di utilizzare sostanze dopanti nel mondo dello sport non agonistico è sempre più diffusa… si tratta di una scelta consapevole?

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‘uso di sostanze dopanti ha origini antichissime. La storia racconta che i gladiatori, prima di entrare nell’arena, fossero soliti assumere composti che si credeva donassero capacità miracolose: il consumo di bevande risultanti da una miscela del sudore dei “colleghi” vincitori negli incontri precedenti e della sabbia del “terreno di gioco” che aveva accolto il sangue dei vinti, avrebbe conferito loro la forza necessaria per prevalere. Oppure, ancora, venivano preparati alimenti con interiora e testicoli di toro, credendo che questi donassero potenza e virilità (una pratica dal vago significato anabolizzante).

Nonostante la forte valenza simbolica di tali intrugli, presso i Romani e presso numerosi altri popoli dell’antichità erano diffuse pratiche “dopanti” dotate di un vero e proprio significato farmacologico. E’ infatti noto come i preparati a base di frutta fermentata dall’elevato contenuto alcolico conferissero all’utilizzatore euforia e una ridotta percezione del pericolo.

Estratti di passiflora e tiglio venivano usati con effetti ansiolitici, per preparare adeguatamente i combattenti prima dello scontro. Insomma gli esempi non mancano e stanno tutti a testimoniare come, già in antichità, venissero adoperate misture dotate di una più o meno blanda efficacia farmacologica.

Al giorno d’oggi l’uomo utilizza ancora sostanze che gli permettono di andare oltre quelli che sono i limiti fisiologici che lo caratterizzano. Quello che è cambiato rispetto al passato sono le conoscenze e la facilità con cui è possibile avere accesso a determinate sostanze. Se è vero che la pratica del doping è antichissima, va detto che questa un tempo veniva adoperata generalmente per scopi molto “pratici” legati alla sopravvivenza: la resa in uno scontro nell’arena, la preparazione dei soldati prima di una battaglia…

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L’apparenza conta

Oggi l’uso di farmaci per scopi più “frivoli”, legati prettamente all’estetica, è diventato ormai di larga diffusione. Avere accesso alle più disparate sostanze è ormai molto semplice e questo ha permesso la grande diffusione del doping anche al di fuori dell’agonismo. Vorrei concentrarmi, in questo articolo, proprio sull’uso di sostanze chimiche fatto dai tanti atleti “amatori”, in particolare nel mondo del Fitness.

In una società dove l’apparenza ormai conta più di ogni altra cosa, gli idoli dei giovani (e meno giovani) sono rappresentati da personaggi dotati di fisici straordinari. Questi mostrano su internet, sui social e in tv muscoli scolpiti, proporzioni incredibili e livelli di definizione oltre ogni limite. Inutile dire che tali modelli rappresentano il fisico ideale nella società di oggi. Come ottenere risultati simili? Come raggiungere tali livelli fisici e, di conseguenza, fama e successo? La risposta che si nasconde dietro le belle foto è spesso deludente e allo stesso tempo spaventosa: il doping.

In molti, scoperta l’impossibilità di raggiungere naturalmente certi livelli, decidono di accettare il compromesso. Pur di raggiungere il risultato cedono “al lato oscuro” ed entrano in un mondo, quello dei farmaci, che per la stragrande maggioranza delle volte è ai più quasi del tutto sconosciuto.

E qui sta il problema. La scelta non è consapevole. Si decide di intraprendere una strada senza conoscerne minimamente i risvolti. Scegliere di utilizzare farmaci dopanti, dal punto di vista etico, vuol dire imbrogliare: si scavalcano quelli che sono i limiti fisiologici del corpo umano, forzando la mano con sostanze esogene non naturali. Ma tralasciando il discorso etico, sotto il quale si possono aprire una miriade di parentesi di natura psicologica che non sono il mio campo, vorrei porre l’accento sulla consapevolezza della scelta.

Scelta consapevole?

Essere consapevoli delle conseguenze è fondamentale. Sono dell’idea che chiunque sia libero di scegliere cosa fare del proprio corpo… ma a patto che una decisione di tale portata venga fatta in seguito ad un’ attenta valutazione. Questo perchè le conseguenze dovute all’uso di farmaci dopanti non si limitano a colpire solo chi ne fa uso, ma si ripercuotono spesso anche sulla società. Quali sono dunque gli aspetti che devono essere considerati quando si parla della scelta di usare farmaci anabolizzanti?

La prima questione da avere bene in mente è quella relativa alla legalità. In Italia sono vietate vendita, detenzione e uso di sostanze dopanti elencate nella lista WADA. A meno che queste non siano state prescritte da un endocrinologo, non potranno essere acquistate in farmacia. Considerando il fine per il quale determinati farmaci vengono utilizzati in ambito fitness, nessun medico li prescriverà mai.

Come fare quindi? Non rimarrebbe altra scelta che rivolgersi al mercato nero, acquistando illegalmente… Già solo questo fatto la dice lunga sui risvolti di tale scelta.

Arriviamo alla questione salute. Le sostanze più comunemente utilizzate per ottenere grandi aumenti di massa muscolare in tempi brevi sono generalmente gli steroidi anabolizzanti androgeni. Ne esistono anche altre come ad esempio l’ormone della crescita (il GH), un peptide con meccanismi d’azione totalmente differenti. Però si può dire che, in linea di massima, gli steroidi sono i più utilizzati e “utili” ai fini ipertrofici e prestativi.

Si tratta di ormoni androgeni tra i quali annoveriamo il Testosterone, una molecola dalla natura altamente lipofila che nell’uomo viene secreta a livello dei testicoli (per la maggior parte) e metabolizzata da 2 enzimi: 2 alfa reduttasi e aromatasi. Il primo enzima porta alla formazione di diidrotestosterone (androgeno), il secondo all’estradiolo (estrogeno), ormone che caratterizza il sesso femminile.

La formazione di questi metaboliti porta ad una serie di conseguenze. La prima e più importante è quella data dal meccanismo di feedback negativo che caratterizza in genere l’emissione ormonale del nostro corpo.

Se infatti i recettori dell’ipotalamo rilevano la presenza di Testosterone e dei suoi metaboliti oltre quelli che sono i naturali livelli fisiologici, allora non verrà più emesso l’ormone di rilascio delle gonadotropine (GNRH), il quale non comunicherà più con la ghiandola pituitaria (con l’adenoipofisi per la precisione), la quale non emetterà più gli ormoni Lutenizzante (LH) e Follicolostimolante (FSH), i quali non arriveranno ovviamente ai testicoli, i quali tenderanno ad atrofizzarsi per inattività. L’asse Ipotalamo-Ipofisi-Gonadi (testicoli) è in tal modo compromesso, così come la libido e la capacità di riproduzione.

Volendoci soffermare sugli effetti collaterali dell’abuso di steroidi anabolizzanti androgeni, è possibile elencarne una lunghissima serie. Tra questi, ad esempio, si annoverano problemi di natura cardiovascolare come l’ipertrofia del ventricolo sinistro, un aumento dei livelli di colesterolo LDL (quello cattivo che tende a depositarsi a livello arteriolare) con conseguente possibilità di placche arteriosclerotiche, ictus, ipertrofia prostatica, tumore al fegato e ai reni, calvizie, acne, ginecomastia ecc. ecc.

Tutte le altre sostanze appartenenti alla categoria degli steroidi anabolizzanti, SARMS inclusi, hanno in linea di massima effetti molto simili. I meccanismi d’azione, pur con produzione di metaboliti diversi e rapporti androgenici-anabolici differenti, rimangono piuttosto simili. Alcune di esse sono state sintetizzate allo scopo di evitare e/o potenziare alcuni effetti del Testosterone, ma in ultima analisi si può dire con certezza che non esiste alcuna molecola di questo tipo che non porti a complicazioni.

Conclusioni

Quanto riportato in queste poche righe è la base di un tema vastissimo, che richiederebbe molto più spazio per essere spiegato al meglio. Esistono interi percorsi universitari che affrontano l’argomento più nel dettaglio (endocrinologia, farmacologia ecc.). La cosa stupefacente è che la maggior parte dei fruitori di tali sostanze per fini estetici e prestativi non ha la minima idea di quali siano i meccanismi d’azione basilari degli steroidi anabolizzanti.

Come è possibile dunque fare una scelta di tale portata senza essere consapevoli delle conseguenze? A livello di salute i risvolti negativi sono innumerevoli, sia per chi si dedica a cicli di poche settimane, sia per chi decide di protrarre l’uso per anni. Per i primi è consigliabile, quantomeno per limitare i danni, una terapia post ciclo per tentare di ripristinare i livelli ormonali e l’asse Ipotalamo-Ipofisi-Gonadi. Per i secondi invece si renderanno praticamente obbligatorie terapie da sostenere per il resto della vita. In entrambi i casi saranno necessari esami di controllo fatti con costanza e a ritmi regolari.

Ne vale la pena? Personalmente ritengo di no. Sono un totale sostenitore del Natural Bodybuilding e vi posso confermare, per esperienza, che si possono ottenere risultati fisici incredibili senza utilizzare farmaci dopanti. Certo servono anni, costanza, allenamento duro e intenso, una programmazione ben studiata, uno stile di vita sano, dieta… in quanti sono disposti ad impegnarsi così tanto in una società dove ormai vigono imperanti gli eccessi e il “tutto e subito”?

Chi avrà la costanza di mettersi in gioco, però, scoprirà quanto può essere gratificante vedere risultati “veri” e soprattutto duraturi, preservando al contempo la propria salute.

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Bibliografia

“Principi di Fisiologia” (edizioni EdiSes. L. Zocchi, G.)
“Endocrinologia Clinica” (edizioni Edra. Monaco F., Società Editrice Universo.)

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